Viaggio nei borghi dimenticati, tra case ‘fantasma’ e campanili

L’altro volto dell’Appennino

Solo Sant’Antonio, a Riccovolto di Frassinoro, rivive con gli escursionisti

Un viaggio che si perde nel tempo tra i ‘paesi fantasma’ dell’Appennino, alla ricerca di antiche borgate, oggi avvolte nel più profondo silenzio. Sono tantissimi i borghi perduti nelle nostre montagne, abbandonati da decenni, e oggi ridotti a qualche brandello di muro inghiottito dalla vegetazione. Ma per chi ama le camminate solitarie e la natura non c’è niente di più affascinante. E ogni comune conserva, nascosti, i suoi tesori, che il bosco si sta riprendendo. A Frassinoro, nei pressi della frazione di Riccovolto, si trova Sant’Antonio, vecchio borgo di pastori e contadini, l’unico che ancora oggi rivive grazie alla passione del Gruppo escursionistico di Montefiorino. Il 17 giugno di ogni anno, i fedeli raggiungono la chiesetta settecentesca restaurata, dove viene celebrata la Messa.

Nel comune di Pievepelago, sopra la strada che porta al lago Santo, si può visitare Casa Paretto, che «fino a 30 anni fa si rianimava come per incanto in occasione della Madonna della Neve, il 5 agosto», come racconta Carlo Mordini, che in quel borgo sfollò tra il ’43 e il ’45.  «Di lassù era emozionante assistere ai duelli tra le batterie antiaeree tedesche e i caccia alleati — ricorda Carlo — Vivevano lassù tanti sfollati. Poi nel dopoguerra abbiamo assistito a una progressiva emorragia». E ancora, il borgo carbonaio della Mirandola, uno dei più suggestivi della Valle di Ospitale (Fanano), La Lezza (Riolunato), che ha conservato le ultime famiglie fino al 1972, e La Marina (Montecreto). Ma i nomi non si esauriscono certo qui. A Castellino di Riolunato ci sono Il Bosco, Gli Acquarini, Le Vigne e Il Tufo. Nel territorio di Roccapelago (Pievepelago) Per del Polo, Casa Ferioli e Casa Burchi. E vicino al già ricordato S. Antonio, si trovano Ca’ Picciriello, Ca’ Manzani, La Cervia, Cecconi, I Tegelli, Case Magnani, Ca’ Mengoni, Ca’ di Giorgi e Ca’ Scaglia.

Di un mondo contadino passato, devoto e coraggioso, scandito dai ritmi della terra e delle stagioni, quel che rimane oggi è un silenzioso ‘museo’ di una quotidianità montanara andata per sempre perduta. Restano le chiese, testimonianza di una ferrea devozione, le abitazioni, con camini freddi da decenni e oggetti intrappolati tra le macerie, e qualche fontana sorda. All’azione della natura, si aggiunge il saccheggio umano, che negli anni ha depredato i borghi, accelerandone l’inesorabile distruzione. Periodicamente spuntano, proposti da enti turistici o comuni, progetti per la valorizzazione dei ‘borghi fantasma’, che si concludono ogni volta in un nulla di fatto. E nel frattempo non è impossibile trovare, in una casa che ancora regge i segni del tempo, un uomo solitario, sfuggito alla civiltà per vivere qualche giorno in un borgo abbandonato. Solo tra i fantasmi.

di www.ilrestodelcarlino.it scritto da Milena Vanoni

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