Valmalenco, guida alpina denuncia: “Scempio ambientale”

Ennesimo abuso segnalato in seguito alla costruzione di una strada sproporzionata all’uso agricolo e, per di più, costosa da mantenere in futuro.

Valmalenco, 12 giugno 2012 – Ennesimo scempio segnalato in Valmalenco per la costruzione di una strada sproporzionata all’uso agricolo e, per di più, costosa da mantenere in futuro. La segnalazione arriva dalla guida alpina Michele Comi, geologo. “Non trovo le parole per descrivere quello che ho visto solo poche ore fa – dice – durante una solitaria passeggiata serale lungo i sentieri che sovrastano Chiesa. Nel breve spazio di pochi giorni è comparsa quella mostruosità che tanti temevano: la strada per l’Alpe Pirlo.

Il sentiero preesistente era l’autentica espressione della bellezza, il risultato del tempo e delle leggi della natura. Si sviluppava ondulato sul filo dei 1600 m, contornato da larici radi e mughi, tra estese pietraie decorate da licheni gialli, rossi e marroni. La strada, dalle note e dubbie finalità agricole, larga in media ben 6 metri (ma è questa la sezione da adottare per una strada di montagna ad uso agricolo?) lo ha già cancellato per diverse centinaia di metri, confermando ancora una volta losprezzo per la singolarità espressa dal nostro territorio e aggiungendo un tassello all’inesauribile e sistematica distruzione del bene comune”.

Occorre ad esempio ricordare che presso il vicino maggengo di Giumellino, raggiunto da qualche anno dalla strada, non esiste un solo prato falciato, mentre il Pirlo, raggiungibile solo da un tracciato pedestre è ancora un luogo incantevole, con ampi prati regolarmente falciati. Il caso non è isolatoe la guida alpina Comi sottolinea che tutto questo è estremamente negativo per tutto il turismo della valle perché d’estate gli ospiti cercano ancora di poter ammirare le bellezze paesaggistiche e ogni anno trovano scempi e distruzioni e molti emigrano in altre località del Trentino.

“Dopo il sacco edilizio del fondovalle – conclude – la svendita delle acque, la prepotenza vorace dell’industria della pietra, ecco come la viabilità agro-silvo-pastorale, pensata, progettata e gestita dagli enti con risorse pubbliche, sta dando il colpo di grazia agli ultimi brandelli di natura dove poter tirare il fiato. Intanto si alza il lamento degli operatori turistici che denunciano il drastico calo di presenze qualificate, quelle che sempre di più sono alla ricerca di quella natura che stiamo distruggendo”.

Illuminante il commento di un turista sul blog “Schifezze della Valtellina”: “Si sa che in Valmalenco ogni scusa per risvegliare le ruspe è buona, ma usare come pretesto l’agricoltura di montagna è davvero infame. Avrebbero più onore se dichiarassero apertamente i veri propositi dell’opera”.

di www.ilgiorno.it

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