Vajont, Napolitano non c’è ma invita una delegazione

Longarone, il 4 ottobre sindaci e superstiti verranno ricevuti al Quirinale Il presidente non può lasciare Roma vista la delicata situazione politica

LONGARONE. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, considerata la delicata situazionesullo sfondo la diga del Vajont politica, non verrà sul Vajont, ma concederà una solenne udienza, il 4 ottobre, giornata del patrono d’Italia (San Francesco), a una numerosa delegazione delle genti del Vajont.

Una data non è scelta a caso, considerata la sua simbologia, ma è anche quel 4 ottobre in cui potrebbe deflagrare il caso-Berlusconi. Più che comprensibile, dunque, che il Capo dello Stato non possa allontanarsi dalla capitale. Il Quirinale inviterà i sindaci dei Comuni di Longarone, Erto e Casso, Vajont e Castellavazzo, un gruppo di superstiti, i rappresentanti dei soccorritori, forse anche i presidenti delle regioni. Ed è molto probabile che in quella circostanza Napolitano ritorni sulle scuse presentate dal ministro Orlando e dal capo della protezione civile, Gabrielli, il 15 settembre, a Longarone. Ovviamente per ribadirle.

In questi giorni se n’è parlato, a Roma, anche a seguito dell’invito presentato da Roberto Padrin, sindaco di Longarone, perché le scuse diventino davvero di Stato. E se ne parlerà anche questa sera in Consiglio comunale, a Longarone.

Intanto la tragedia del Vajont volerà a Bruxelles, in Parlamento europeo. Il 17 ottobre sarà la Regione Friuli Venezia Giulia a commemorare le vittime nella capitale europea, con la partecipazione della governatrice Debora Serracchiani. Il 4 e 5 novembre, l’europarlamentare Antonio Cancian del Ppe, i sindaci di Longarone, Erto e Casso, Vajont e Castellavazzo e la Fondazione Vajont porteranno una mostra e, soprattutto, promuoveranno un convegno sull’energia. Un tema, per certi aspetti, in controtendenza rispetto alla memoria della tragedia e di ciò che l’ha causata. «In sede europea, dove si conosce poco del Vajont, diremo che la forma di energia più rispettosa delle vittime è proprio quella idroelettrica. È la più sostenibile, è la più sicura», ha spiegato Cancian, illustrando l’assise europea di novembre. «Non lo sono le pale eoliche», ha aggiunto Cancian, esprimendo riserve sul parco sul Pizzoc, non lo è tantomeno il nucleare».

Ma di idroelettrico il Bellunese non ne ha troppo? Forse dal convegno arriverà un sì alle centraline? «Lascio la parola ai sindaci», la replica di Cancian.

Erano presenti Roberto Padrin di Longarone. Luciano Pezzin di Erto. Fabiano Filippin, assessore di Vajont. «Nuove centraline assolutamente no, ma sull’uso dell’acqua del torrente Vajont ci siamo già espressi positivamente», ha ricordato Padrin, mentre Pezzin ricorda che «sfruttare questo corso d’acqua significa entrate per la comunità».

Al convegno, Cancian ha invitato i commissari per l’energia Oettinger e l’ambiente Potocnik, il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, e i rappresentati di Enel e Edison, nonché i vertici del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. «Soltanto attraverso una maggiore autonomia energetica si potranno contenere i costi per le famiglie e le imprese. Quindi, l’autonomia è indispensabile per scongiurare una continua impennata dei prezzi derivante da una condizione di dipendenza. Lo sviluppo energetico, tuttavia, non può prescindere dal concetto di sicurezza per i cittadini e i territori ed è necessario prendere decisioni drastiche per ridurre le emissioni e mitigare i cambiamenti climatici».

Poter presentare all’Europarlamento «la catastrofe del Vajont rappresenta una straordinaria opportunità per divulgare in tutta Europa la conoscenza delle dimensioni catastrofiche della tragedia che ha colpito le nostre comunità», spiega il sindaco Roberto Padrin. «Sarà l’occasione per lanciare un messaggio e un monito perenne ai tentativi di sopraffazione dell’uomo sulla natura».

Francesco Dal Mas di corrierealpi.gelocal.it

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