I sentieri degli spalloni ora attirano il turismo

In Val d’Ossola trekking con i “contrabbandieri”

«Andavamo a prendere il sacco dappertutto, Ticino o Vallese era foppiano di crodouguale: di là era un libero commercio». Franco Sgrena, 90 anni, ossolano di Masera, ricorda ancora molto bene le rocambolesche avventure da giovane contrabbandiere. Era uno dei tantissimi (donne comprese) che prestarono gambe e schiena alle «bricolle», i sacchi di juta che contenevano la preziosa merce di scambio da trasportare tra Italia e Svizzera con lunghe marce notturne, in ogni stagione, sfuggendo a finanzieri e gendarmi. Ci sono stati gli anni del caffè, del tabacco, del cacao, dello zucchero. Con personaggi unici come il Negus – «un umaciùn con la barba come Mosè» lo dipinge lo scrittore vigezzino Benito Mazzi in uno dei suoi romanzi – che negli anni Trenta dava lavoro a più di 1500 portatori, sfamando un’intera valle.

Un «mestiere» che ha coinvolto intere generazioni di alpigiani con un ritorno di fiamma tra gli Anni 60 e 70, quando la crisi delle fabbriche riportò sulla via della montagna chi aveva bisogno di quel reddito della fatica. Allora, però, il contrabbando aveva già cambiato pelle: l’alone «romantico» era stato spazzato via dalle incursioni di una criminalità sempre più spregiudicata.

Oggi alcuni sentieri tra Ossola e Canton Ticino sono diventati un itinerario storico-turistico. Montecrestese, Masera, Crodo, Crevoladossola e, oltreconfine, Campo Valle Maggia si sono alleati per risistemare quei tracciati, adeguare la segnaletica e offrirli agli escursionisti che non cercano solo panorami da fotografare ma storie di vita. Quelle che Ermino Ferrari ha raccolto alcuni anni fa nel fortunato libro «Contrabbandieri». Voci come quella di Giovanni Ferrari, di Cannobio: «Era un mondo così, un mestiere così. Lo facevano tutti, solo il prete no. Era il bisogno». E si rischiava la pelle. Edoardo Filippini, di Masera: «Mio cugino è stato ferito ad una gamba dalla Finanza, gli avevano dato l’alt ma lui non si è fermato».

 

Si moriva anche nella lotta con la natura: il 1° gennaio 1933 otto giovani (tra i 17 e 32 anni) furono sepolti da una valanga sui monti di Crodo. A loro è dedicata la piazzetta della frazione Maglioggio. Vite spezzate che saranno ricordate sabato e domenica al trekking degli spalloni. Si parte da Oira di Crevoladossola per fare tappa a Cimalmotto, alpe Cravariola e – alla sera – arrivare al lago di Matogno. In marcia con gli escursionisti ci sarà un gruppo con le bricolle, per rendere la rievocazione più suggestiva. Il giorno seguente si affrontano le discese che tra alpeggi e boschi riportano, dopo una marcia complessiva di venti ore, a Crevoladossola. «Domenica sera ad aspettarli all’arrivo- conclude Franco Sgrena – ci sarò anch’io». Sarà come tornare a quei tempi eroici.

www.lastampa.it

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *