SE SUI MONTI NON SI VA CAMMINANDO

di MATTIA UBOLDI

La scorsa domenica mi sono alzato presto e, di punto in bianco, ho deciso che era il caso di andare in montagna. Per me e il mio bravo Cappello, simbolo di chiunque abbia giurato e servito da alpino, destinazione Jof di Miezegnot, in Val Dogna. Fino ad allora non avevo ancora trovato cosa scrivere per il mio articolo. Poi, l’illuminazione”, le parole di certi “tipacci” miei amici: «…gli alpini devono fare meno sagre e salire a piedi più spesso in montagna, specie durante alcuni pellegrinaggi importanti!». Non è vero che tutti i soci Ana hanno smesso di essere “motorizzati a piedi”, ma in effetti il problema si pone; sempre più comodità stanno invadendo le nostre manifestazioni. Parlo delle varie funivie, pulmini ed elicotteri che tendono a tentare sempre più i solidi alpini. E’ vero, evitare di fare fatica è cosa intelligente. Ma che senso ha scansarla, specie se la destinazione sono le vette delle nostre amate Alpi? Per non parlare dei pellegrinaggi solenni come, tanto per citarne un paio, quelli dell’Adamello o dell’Ortigara?! Occasioni simili dovrebbero risultare l’altare in cui ogni “penna nera” innalza la propria fatica quale pegno a coloro che hanno gettato in olocausto alla nazione, non solo quella, ma anche il proprio sangue! Badate, le comodità potrebbero essere accettate per chi non ce la fa più per raggiunti limiti fisici, ma per gli altri le scuse sono ben poche. Tutt’al più, si potrebbe sopjassedere sull’uso (o abuso?) di elicotteri, o altro, solo per le autorità, ammesso che siano loro indispensabili. Il “problema”, però, non è tutto lì. Non pretendo che ogni alpino vada, ogni fine settimana, in montagna, piccozza e copricapo piumato ben calcato sulla zucca, ma che, quando ci va, si dedichi a belle camminate nel suo elemento naturale: rocce, frammiste a mughi e neve! Non sarebbe accettabile che si “conquisti” solo quelle quote raggiungibili in macchina e fornite di rifugi guarniti di patrie salsicce e polente. Queste ultime non sono affatto un peccato (a me piacciono tanto!), ma si gustano meglio dopo aver onorato le vette a dovere, non trovate? Se lo dico io, che passo il quintale, potete credermi. Pertanto, ai miei amici “malvagi” (in realtà ottime penne nere) dico: gli alpini amano ancora la montagna! A quei pochi che stanno cedendo alle comodità, ricordo che chi è stato alpino non ha bisogno! “A oggi otto”.

Consigliere della sezione Ana di Udine

fonte il messageroveneto

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