Ritrovarsi per incanto sulla Montea

10-04-2011
MONTE FAGHITELLO(1432 m) E LA MONTEA(1825 m)
Fantastico ricordo della scalata alla vetta più impervia e affascinante del Parco Nazionale del Pollino

Ricordo che una limpida sera dell’inverno scorso, mentre passeggiavo con un mio amico a Verbicaro, si parlava di montagne, e volgendo lo sguardo verso sud,  vedendo la Montea (1825 metri slm) innevata (si vedeva molto bene perché era anche una sera di luna piena) dissi così a lui: ‘’Per me sarebbe un sogno scalare La Montea!’’. Infatti documentandomi sul web ho capito che è una delle escursioni più impegnative che si possano fare nei Monti dell’Orsomarso, e che forse non era alla mia portata.
Ma non si sa mai ciò che ti può accadere, ed infatti, nei primi giorni di Aprile 2011 ho conosciuto di persona Nicola Zaccato, l’uomo che ha compiuto diverse imprese, tra le quali quelle di scalare 10 vette del Pollino in un giorno, e di scalare 10 vette dell’Orsomarso in un giorno. Lo stesso giorno ho conosciuto anche Mario Capano di Belvedere Marittimo, anche lui appassionato di montagna, e facente parte dell’associazione Amici della Montagna di Belvedere Marittimo, che ha provveduto a costruire il Rifugio Belvedere, che potrete vedere nel video in allegato.
Quel giorno ci eravamo ritrovati per analizzare il percorso che va da Belvedere Marittimo a Trifari, in riferimento del Trekking dei Due Mari, che si sarebbe svolto a giugno(un trekking che dal Mar Tirreno ci ha portato in 12 tappe al Mar Jonio). Quello stesso giorno abbiamo deciso di organizzare un’escursione che dal Passo dello Scalone, risaliva le sorgenti del fiume Esaro, fino ad arrivare in vetta al Monte Faghitello (1432 metri slm) e poi da li si doveva proseguire verso il Rifugio Belvedere, nella località Serra La Croce, per scendere infine a Trifari.
L’escursione è stata fissata per il 10 aprile.
Mi sveglio molto presto per scendere da Verbicaro ed andare a Passo dello Scalone. Li trovo Mario e Nicola che mi aspettano, e dopo i saluti iniziamo l’escursione.
Il tempo è bello, sono le ore 7:00 e già i primi raggi di sole si infiltrano nel bosco che attraversiamo. Giungiamo alle sorgenti dell’Esaro e lo spettacolo è veramente stupendo! Continuando il nostro cammino verso il Monte Faghitello, Mario ad un certo punto propone di fare tappa anche sulla Montea, ed io non credo davvero alle mie orecchie!
Ma ancora siamo incerti sul da farsi, e per il momento proseguiamo verso il Faghitello. Infatti, dopo circa 3 ore dalla partenza, siamo in vetta! Di fronte a noi si erge La Montea, ed a questo punto la proposta di Mario viene accettata: non riesco ancora a credere che davvero ci stiamo incamminando per raggiungere la Montea!
E così, dalla vetta del Faghitello, scendiamo verso il Passo la Melara, un’ampia ed evidente sella posta tra il Monte Petricelle e La Montea. Questa zona del Parco Nazionale del Pollino è ricca, anzi direi ricchissima di pini loricati, e durante la nostra escursione ci hanno allietato con il profumo molto intenso della loro resina.
Da Passo della Melara quindi iniziamo a salire sulla Montea, la salita è veramente faticosa, è molto ripida, ma in questo primo tratto la vegetazione non manca, quindi riesco a superare i tratti più pendenti con l’ausilio dei miei amici faggi e pini loricati. In qualche passo rischio anche di scivolare tant’è che i miei piedi ogni tanto fanno rotolare giù per il precipizio alcune pietre, ed ad un certo punto penso: ma chi caspita me l’ha fatto fare!
Continuo nella risalita ed ora riesco a salire un po’ meglio perché la pendenza è leggermente diminuita. Mi giro ed alle mie spalle trovo il Monte Petricelle, anch’esso ricoperto da stupendi pini loricati.
L’odore di resina si intensifica sempre di più, la giornata è molto calda, e dopo aver integrato un po’ di liquidi è tempo di riprendere il cammino.
Ora la vegetazione di faggi comincia a scarseggiare, ma mi faccio aiutare da qualche pino loricato che è ancora presente, e da qualche altro pino loricato morto, a terra.
Giungiamo quindi ad una delle tante anticime della Montea, è quella che da sul canale nord-ovest della montagna: già da qui c’è un panorama stupendo, e fa impressione guardare giù per il canalone!
Da qui in poi inizia il tratto più duro e più impegnativo dell’intera scalata, oramai non esiste più vegetazione, si cammina in libera su un crinale molto pendente ed esposto, vertiginoso direi. Non avendo mai svolto un’escursione del genere sono un po’ spaventato all’idea, ma continuo a dirmi che il grosso è fatto e che non manca molto alla vetta: infatti la vedo, è di fronte a me che mi sta aspettando! Grazie sempre all’aiuto incessante dei miei amici Mario e Nicola, continuo la mia escursione, sempre con le pietre che da sotto i miei piedi vanno a scendere nel precipizio. Ma oramai è fatta, vedo l’omino di pietre, ed ecco che dopo gli ultimi passi in ascesa, sono in vetta!!!!!!!!!!!! E qui l’adrenalina accumulata nell’ascensione si scarica tutta con un urlo liberatorio, ce l’ho fatta!!!
Non credo quasi ai miei occhi, intorno a me c’è un panorama stupendo a 360 gradi, con La Mula ed il Cozzo del Pellegrino di fronte, sullo sfondo si vedono il Pollino e Serra Dolcedorme, verso est il Mar Ionio si confonde con il cielo, e verso ovest c’è il Mar Tirreno, leggermente più visibile, a sud c’è l’Altopiano della Sila e sotto di me ci sono Monte La Caccia, Monte Petricelle, Monte Faghitello (conquistato poche ore prima), Monte Frattina e la Pietra del Cisso e guardando giù tutti gli speroni di roccia ed i canali della Montea. Ma è già tempo di scendere, e con la stessa calma e dedizione di prima, Nicola e Mario mi aiutano a perdere quota, finche ritroviamo la vegetazione, e qui mi aiutano di nuovo i pini ed i faggi, quindi scendiamo di nuovo a Passo della Melara. Da qui ci muoviamo verso Serra la Croce, dove c’è una caratteristica cappella, e dopo aver fatto visita, continuiamo a scendere verso il Rifugio Belvedere: è finalmente ora di pranzo!
Dopo il pranzo scendiamo verso Trifari, accompagnati sempre dai pini loricati e lasciando dietro di noi una scia di immensa emozione.
E’ tempo di saluti, di rincasare, e quando torno a Verbicaro, mi giro verso la Montea e la guardo con soddisfazione: l’ho conquistata!

Francesco Spingola

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2 Risposte

  1. Sergio ha detto:

    Complimenti all’autore, mi hai fatto vivere con questo articolo delle senzazioni già vissute da escursionista.

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