Agonia di un paese

                        Articolo preso da www.newsbelluno.it inviato da un lettore

 

Da quando vivo a Danta di Cadore ho imparato ad amare questo splendido paese e con esso il Comelico, il Cadore e le Dolomiti tutte. Ahimè però, non passa giorno che Danta non perda un pezzo della sua vivibilità concreta, i servizi primari per la vita del paese stanno lentamente scomparendo, pur se le sue qualità ambientali rimangono sempre tali. Mi spiego meglio. E’ dal 1970 che questo ineguagliabile paese sta regredendo in quanto a strutture che permettono a chi ci abita una vita il più normale possibile, specialmente per le persone anziane. Si sta infatti, perdendo con una sistematica continuità tutti quei servizi occorrenti affinché il turismo, unica possibilità di lavoro per i residenti, possa dare un reddito tale da permettere di condurre una vita dignitosa. Ed una cosa è certa, senza i servizi i turisti non vengono. C’erano quattro alberghi e ne è rimasto soltanto uno e le persone che lo conducono sono dei veri eroi a mantenerlo ancora aperto. C’erano salumeria e macelleria, ora non più, altri negozi tipici di un paese sono spariti, è di questi giorni la notizia che anche la banca ha chiuso, l’ufficio postale chissà ancora quanto resiste. É in vendita anche il Sali e Tabacchi con annessa l’edicola che se nessuno compra chiuderà anch’essa.  Il Municipio non si sa fino a quando resterà a Danta, vanificando il grande impegno del Poeta Rossin che dopo un ardua “ battaglia ”  contro la burocrazia sovrana riuscì a portare il comune nel suo paese. Danta comunque sta morendo, è davanti agli occhi di tutti il lento declino ormai inarrestabile, acuito dalla terribile crisi economica che sta attraversando il nostro paese. Faccio quindi un invito all’amministrazione comunale, a tutti gli abitanti, a coloro che hanno comprato case a Danta, alle autorità politiche, ai giornalisti  e non so ancora a chi altro, fate qualcosa affinché Danta non muoia e abbia ciò che merita la sua bellezza, la sua posizione meravigliosa, la sua gente. Sento spesso i dantini dire: “ i noss vece ” infatti è proprio per un senso di gratitudine e di orgoglio per quanto ci hanno lasciato i nostri antenati,  non senza enormi sacrifici e lavoro diuturno, che dobbiamo mantenere viva la fiamma della speranza affinché questo paese ritorni ad essere quello che era. Ah, dimenticavo di dirvi che chi chiede la rinascita di Danta  è napoletano che ama questa terra spassionatamente.

Giuseppe Iovino – Danta di Cadore e Quinto di Treviso

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