Mezzo secolo dal Vajont, primo vertice

Longarone, i sindaci fissano un incontro per iniziare a preparare il programma delle celebrazioni

In vista del prossimo cinquantenario della catastrofe del Vajont (che cadrà nel 2013), il presidente della Fondazione, Roberto Padrin, ha invitato a un incontro, il 25 gennaio in municipio a Longarone, i colleghi sindaci di Castellavazzo, Erto e Casso e Vajont per progettare unitamente questa significativa e sempre dolorosa ricorrenza.

Il presidente della Fondazione Vajont e sindaco di Longarone ha infatti concordato con gli altri primi cittadini, che condividono in prima persona la storia di una catastrofe annunciata, il primo incontro finalizzato a mettere a punto il programma delle celebrazioni per il mezzo secolo che separa oggi la popolazione bellunese da quel tragico avvenimento del 9 ottobre 1963.

La ricorrenza, che assume nel suo cinquantenario anche un significato storico, si concretizzerà infatti l’anno prossimo con una serie importante di manifestazioni e di iniziative che coinvolgeranno istituzioni, associazioni e semplici cittadini sotto l’invito a “non dimenticare”. Perché si sa che quello che l’uomo dimentica, puntualmente torna ad accadere.

Così Padrin, con Franco Roccon, Luciano Pezzin e Felice Manarin si troveranno la settimana prossima in municipio a Longarone per porre in comune le prime riflessioni sulle iniziative che le amministrazioni locali intendono programmare per celebrare adeguatamente lo storico e tragico anniversario.

I risultati che scaturiranno dall’incontro tra i sindaci verranno messi a conoscenza del gruppo di lavoro, recentemente individuato dal consiglio comunale di Longarone e dalle associazioni locali, «per verificare le convergenze e le conseguenti disponibilità a porsi in rete al fine di ottenere la massima sinergia possibile», ha spiegato l’amministrazione comunale longaronese annunciando l’incontro istituzionale.

Nelle prossime settimane, pertanto, le amministrazioni interessate si dedicheranno alla progettazione degli eventi che caratterizzeranno tutto il prossimo anno sotto l’egida della memoria della tragica onda di piena avvenuta in seguito alla frana caduta nel bacino della Sade dal monte Toc. Una tragedia dovuta a incuria e a interessi particolari, che ha distrutto una valle e causato quasi 2000 morti e che non ha mai abbandonato i cuori e la mente di chi è sopravvissuto. (e.f.)

di corrierealpi.gelocal.it

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