Longarone. Un progetto di passerella sul Vajont

La Fondazione Vajont a caccia di mezzo milione di euro per realizzare la passerella pedonale al posto del ponte.

Il recupero della vecchia strada del Colomber, con una passerella pedonale al posto del ponte spazzato via la notte del 9 ottobre 1963, muove passi concreti.

Lo ha verificato il consiglio di amministrazione della Fondazione Vajont, riunitosi all’Archivio di Stato di Belluno, facendo il punto sul piano di fattibilità e sul finanziamento dell’opera da un milione di euro in totale.

«Puntiamo a riaprire una parte della vecchia strada 251 chiusa all’indomani del disastro e ora riaperta solo una volta all’anno per la pedonata Percorsi della memoria», dice il vice presidente della Fondazione, Renato Migotti. «Il tracciato parte da Dogna e per un tratto ripercorre la vecchia strada della Valcellina, arriverebbe all’altezza del vecchio ponte sul Vajont, realizzato in concomitanza con la costruzione della diga e anche quello distrutto la notte del vajont. All’altezza del vecchio ponte lo studio di fattibilità propone una passerella pedonale che attraversa la valle e si inserisce nella vecchia galleria, uscendo a Pascoli di Castellavazzo.Quindi l’iniziativa tocca i Comuni di Longarone, Castellavazzo ed Erto Casso, che stanno lavorando con noi alla ricerca dei finanziamenti».

Il progetto complessivo, spiega Migotti, costa infatti all’incirca un milione di euro, con mezzo milione destinato al ripristino della viabilità e l’altro mezzo solo per la passerella. «Per quanto riguarda la viabilità c’è un finanziamento dei Gal del Longaronese e della Valcellina, per 270 mila euro», dice Migotti. «Con quei soldi si potrebbe iniziare a fare i lavori di sistemazione della strada. Nel frattempo vanno trovati anche i soldi per fare la passerella. Cercheremo altre fonti di finanzamento, andando a verificare anche la disponibilità di Enel e Montedison».

Intanto il consiglio di amministrazione della Fondazione ha verificato anche lo stato di avanzamento del progetto di digitalizzazione del “fondo Vajont”, primo passo verso l’ Archivio diffuso del Vajont.

La scansione e l’archiviazione degli oltre 40 metri di fascicoli del processo de L’Aquila sta procedendo rapidamente sotto la regia di Maurizio Reberschak e il coordinamento del direttore della Fondazione, Giovanni De Lorenzi. In prima fila nell’operazione c’è l’Archivio di Stato di Belluno, oggi diretto da Claudia Salmini, subentrata a Eurigio Tonetti che aveva avviato il progetto assieme ai Comuni.

«Ad oggi sono già oltre 123.000 i documenti riprodotti», spiegano alla Fondazione, «e la conclusione è prevista per la fine del 2012».

L’avvio dell’Archivio diffuso, che dovrebbe prendere forma per le celebrazioni del cinquantesimo del Vajont, rappresenta il fulcro dell’attività della Fondazione, impegnata anche in progetti scientifici sul rischio idraulico e nella ricerca dei fondi necessari. Ricerca fruttuosa, come nel caso del contributo di 40 mila euro che la Fondazione Cariverona ha recentemente dato per la digitalizzazione delle carte del Vajont.

Stefano De Barba

di corrierealpi.gelocal.it

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