La montagna non conta : ospedali verso la chiusura

Cittadini e amministratori uniti per la salvaguardia della specificità montana: «Traditi dalla politica regionale»

BELLUNO. «La Regione ha condannato la sanità della nostra montagna». L’urlo disperato viene dai foto di nuovo cadore.itcomitati per la salute sparsi in tutta la provincia, dal Cadore-Comelico all’Agordino, dal Feltrino alla Valbelluna. Suona quasi come un ultimo disperato grido di dolore quello lanciato ieri dai sindaci e dai rappresentanti locali, che si sono battuti in questi due anni affinché venissero salvaguardati gli ospedali delle aree periferiche, riconoscendo alla montagna la sua specificità anche nel campo della salute. Comitati (presente Tomaso Pettazzi del Bard)che non intendono però mollare la presa: «Siamo stufi delle bugie della Regione», dice Guido Trento rilanciando l’idea di lasciare il Veneto. «E pensare che eravamo 800 a Venezia a manifestare e altrettanti sul ponte Cadore, ma non è servito a nulla: la montagna non conta niente, anzi noi perdiamo sempre qualcosa».

Per i comitati il Piano socio sanitario regionale approvato nel 2012, «avendo soppresso tutti i parametri che riconoscevano alla nostra provincia una maggiorazione nel fondo sanitario (differenziale montagna pari ad un + 25%) e del numero dei posti letto (1 per mille abitanti) per il disagio ambientale, ha penalizzato i nostri ospedali. Pieve di Cadore ed Agordo sono ormai condannati alla chiusura, vista l’eliminazione di primariati fondamentali per riconoscerli per acuti», dicono i comitati. Senza poi considerare che «il San Martino non è una struttura hub, come vogliono farci credere, vista l’eliminazione dei primariati di dermatologia, l’unico reparto che aveva una forte capacità attrattiva e capace anche di autosostenersi, di neurochirurgia e di terapia antalgica e cure palliative, che era stata riconosciuta nel 1994 col primo piano socio sanitario. E anche Feltre non è uscita indenne, visto che il centro di riabilitazione di Lamon, prima a valenza regionale, è stato declassato a livello provinciale, facendo invece gravitare tutto su Treviso», precisa Trento.

I comitati snocciolano i numeri «di una politica regionale che fa saltare il modello sanitario veneto, avvicinandolo a quello lombardo: l’Usl 1 perde complessivamente otto primari (tre a Belluno, uno ad Agordo e quattro a Pieve di Cadore) e perde anche 138 posti letto, passando dagli iniziali 680 agli attuali 542. A Feltre i posti passano da 422 a 359 (-63), mentre le apicalità sono confermate».

I comitati si infervorano sulla vicenda del Codivilla Putti. «Come è possibile che il consiglio regionale prima approvi una legge per renderlo pubblico e poi gli stessi consiglieri votino come si vede nelle schede per renderlo privato? Una contraddizione che la dice lunga su quale sia la politica veneta nei confronti della montagna.

di corrierealpi.gelocal.it

foto di nuovocadore.it

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *