In esplorazione verso l’infinito: il Cozzo del Pellegrino

 

07-05-2011

COZZO DEL PELLEGRINO (1987 m slm)La precedente escursione ci aveva portato fino a Cozzo dell’Orso, ma come vi ho detto nella precedente descrizione, già da quel giorno avevamo programmato un’escursione sul Cozzo del Pellegrino.
Decisa la data per il 7 Maggio, giorno in cui tutti i meteorologi (mannaggia a loro) convergevano verso l’opinione di una giornata con cieli sereni e tersi,  giornata adatta per compiere un’escursione, specie sulla grande montagna di San Donato di Ninea, che offre un panorama mozzafiato a 360 gradi, sul Massiccio del Pollino(a nord est) e sul Massiccio dell’Orsomarso, Sul Massiccio del Sirino, a nord ovest, oltre che sui Due Mari, il Tirreno(ad ovest) e lo Ionio(ad est), sulla Sila (a sud) e anche sulle Eolie e sull’Etna.
La partenza è fissata alle ore 7:00 da località Campicelli (904 metri slm), a Verbicaro.
Siamo in tre, Il cielo è stupendo, e come dicevano i meteorologi, la giornata promette bene! E noi già abbiamo l’acquolina in bocca!
Da Campicelli, è visibile il Cozzo del Pellegrino, che dista circa 11 Km e si deve colmare un dislivello di poco più di 1000 metri per raggiungerlo.
Sapevamo sin dall’inizio che sarebbe stata un’escursione durissima, ma la voglia di raggiungere la vetta superava ogni cosa.
E’ il momento della partenza e seguiamo l’evidente strada a fondo naturale che parte da Campicelli verso la montagna, e dopo un’ora di cammino giungiamo al Piano La Fratta, dove troviamo tre stupendi cavalli al pascolo; ancora altri pochi minuti di cammino e la strada ci porta al Lago del Piano la Fratta (1205 metri slm), un lago artificiale realizzato per emergenze incendiarie.
Vicino al lago troviamo una fontana dalla quale sgorga acqua potabile: è quella che proviene dalla Fonte di Novacco, che troveremo più in avanti.
Qui facciamo una breve sosta e riprendiamo il cammino, stavolta seguendo una strada ghiaiosa, sempre evidente che dopo circa mezzora di cammino ci conduce alla Fonte di Novacco, dove troviamo delle vasche in cemento che raccolgono l’acqua che nasce dalla fonte (sempre da questo punto l’acqua viene incanalata fino alla fontana che abbiamo trovato  in precedenza al lago del piano la fratta).
Da qui continuiamo la nostra escursione e pieghiamo sulla destra, in un canalino che ci condurrà al Piano la Sepa. Siamo oramai giunti alla fine del canalino ed ecco che i nostri occhi vengono allietati da una visione spettacolare: il Cozzo del Pellegrino! Sono passate 2 ore dalla nostra partenza, Il cielo è ancora azzurro, le nuvole stanno ancora dormendo, e noi scendiamo nella valle del pianoro per ammirare da vicino stupendi esemplari di fiori e magnifici faggi in fioritura: sono verdissimi!
Facciamo sosta al Rifugio del Piano La Sepa per recuperare liquidi, zuccheri e carboidrati. Diamo ancora uno sguardo verso il Cozzo del Pellegrino, che ci viene frontale, ed il Cozzo dell’Orso: passeremo proprio da quest’ultimo per raggiungere il Pellegrino.
Ci incamminiamo verso Cozzo dell’Orso, conosciamo già il percorso, perché esplorato nella nostra precedente escursione, e dopo un ora di cammino sbuchiamo sulla piccola radura di Cozzo dell’Orso.
Da qui lo spettacolo è forse più incantevole della volta precedente, perché stavolta siamo in piena fioritura e tutti i faggi sotto di noi, al Piano la Sepa e nella Valle dell’Abatemarco, sono rivestiti da un verdissimo fogliame che li rende molto più voluminosi ed affascinanti rispetto all’escursione al Cozzo dell’Orso del mese di Aprile.
Sono passate oramai 4 ore dalla partenza, e mentre osserviamo il tratto mancante da Cozzo dell’Orso a Cozzo del Pellegrino, mi accorgo che proprio dietro quest’ultimo c’è una nuvoletta bianca; altre nuvolette sono verso ovest, ed altre ancora verso il Massiccio del Sirino: inizio a preoccuparmi che possano rovinarci la festa. I miei amici sostengono invece che sono piccole nuvole e non ci daranno fastidio, ma io continuo ad avere un cattivo presentimento…
E’ ora di ripartire alla volta del Cozzo del Pellegrino, e per fare ciò, scendiamo da Cozzo dell’Orso e, dato che non conosciamo il percorso, ci avventuriamo sempre con la stessa logica del mantenere sulla nostra destra i dirupi che scendono nella Valle dell’Abatemarco (Piano la Sepa, Cozzo dell’Orso, Cozzo del Pellegrino e Cozzo di Vallescura, formano un anfiteatro naturale intorno alla Valle dell’Abatemarco). Per precauzione lasciamo ogni tanto su qualche albero un fiocchetto segnaletico, che ci permetterà di individuare la strada al ritorno. Ora siamo in pura esplorazione e ci troviamo nella Schiena dei Lacchicelli, la vegetazione si fa sempre più fitta, ed ora troviamo faggi che ancora devono vestirsi di foglie: siamo infatti ad una quota di circa 1800 metri slm, ed a queste quote si sa, la fioritura è più tardiva.
Manteniamo passo costante e sguardo verso la nostra destra, verso il Cozzo del Pellegrino, ma…un momento, dov’è? Non c’è più! L’abbiamo perso! No, il Pellegrino c’è ancora, siamo noi a non vederlo: infatti il mio presentimento era giusto, la nebbia ha preso il sopravvento!
Ed a questo punto ci scoraggiamo, perchè manca ancora molto per la meta mentre la nebbia ha già coperto la vetta, ma fortunatamente la nebbia non ci avvolge, resta ferma li e continuiamo a camminare indisturbati. I faggi diventano ora ancora più fitti, ed iniziamo a trovare lungo il percorso la neve.
A questo punto decidiamo di fermarci perché, non riuscendo a vedere più il Cozzo del Pellegrino, anche sapendo che dobbiamo muoverci in direzione sud est, è comunque rischioso intraprendere un cammino senza vedere la meta. Ma ancora una volta ci è andata bene, la nebbia lascia libera la vetta, così capiamo in quale direzione muoverci.
Finalmente la vediamo, è la che ci aspetta, continuiamo a camminare sulla neve, sprofondando con i piedi di tanto in tanto, quando il nostro sguardo si concentra su un oggetto che ci ispira ribrezzo: un’osso di cavallo! E certo, qualche lupo non molto tempo fa ha avuto un bel banchetto! Un po’ intimoriti riprendiamo il cammino, e stavolta immersi in un bosco di esemplari di faggi bonsai, ovvero giovani faggi prostrati dal vento che non arrivano nemmeno a 2 metri d’altezza.
E’ la faggeta più intricata che abbia mai visto! I nostri sguardi curiosi si concentrano anche su alcune doline spettacolari: sono fossati profondi 3-4 metri e larghi almeno 10.
Finalmente usciamo dall’ultima faggeta, e così ci troviamo a salire sulla pendice della vetta, sgombra di vegetazione, ma ancora un po’ innevata, e per questo non di semplice ascensione.
Siamo agli ultimi passi, gli ultimi metri che mancano all’omino di pietre che indica la vetta, e finalmente siamo lì, bacio la vetta ed urlo con tutto il fiato che mi è rimasto: MILLENOVECENTOTTANTASETTE! ce l’abbiamo fatta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sono passate ben 7 ore dalla partenza, lasciamo gli zaini e ci muoviamo verso il canalone che scende fino alla Valle dell’Abatemarco per goderci lo spettacolo, ma l’unico panorama che possiamo ammirare è una gigantesca massa  acquea bianco-grigiastra: la maledetta nebbia! Solo sul versante di San Donato di Ninea riusciamo a vedere qualcosa, il Lago di Tarsia, e più giu, uno scorcio di Mar Ionio, che si confonde con il cielo. Sono le 14:30 ed è già tardi, dobbiamo lasciare la vetta perché ci attendono altri 11 km di percorso per raggiungere l’auto, ed in più, la nebbia è sempre più minacciosa.
Ripercorriamo a ritroso il percorso affrontato all’andata, agevolati dai segnali lasciati sugli alberi, ma stavolta molto più celermente, e dopo 2 ore di cammino ininterrotto, ci troviamo al Piano La Sepa: la nebbia è ancora più fitta di prima. Dal Piano la Sepa ci muoviamo verso il Piano La Fratta, e stavolta usciamo dalla nebbia.
Dopo altre 2 ore di cammino ininterrotto giungiamo di nuovo a Campicelli, punto di partenza. Da qui voltiamo lo sguardo verso sud est e riusciamo a vedere la vetta di Cozzo del Pellegrino sgombra dalla nebbia. Che smacco!
In conclusione è stata un’escursione fantastica, poiché metà percorso è stato affrontato in pura esplorazione, e soprattutto è stata una vetta conquistata con le sole nostre forze, in tutti i sensi. L’unico rammarico è aver trovato la nebbia in vetta che ci ha rovinato la festa…

Francesco Spingola

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *