Il Wwf ora ricorre in Cassazione

Sospirolo, contestato l’ok dato dal Tribunale delle acque alla centralina di Canal del Mis

GOSALDO. Il Wwf tenta nuovamente di bloccare la centralina idroelettrica della Valsabbia in Canal del Mis. Lo fa ricorrendo in Cassazione contro il Tribunale superiore delle Acque di Roma che, con la sentenza depositata il 16 gennaio aveva respinto il primo ricorso (firmato da Wwf Italia, associazione Amici del Parco, comitato Acqua bene comune, Cai e Gruppo Natura Lentiai), presentato contro il progetto e, di fatto, dato il via libera alla sua realizzazione.

«La sentenza è in forma unica», spiega il vicepresidente regionale del Wwf, Augusto De Nato, «ma in passato ci sono stati altri casi di ricorso. Inoltre, sembra che in Italia sia incostituzionale una sentenza unica».

Il ricorso è stato depositato un mese fa, e vede il Wwf unico firmatario: «Le altre associazioni non erano state dichiarate ammesse come ricorrenti dal Tribunale delle Acque», precisa De Nato, che considera quella decisione «uno smacco. Si parla di sodalizi che ormai hanno una connotazione nazionale. Comunque ci supportano e si sono autotassate per sostenere le spese. Ci stiamo mettendo tutti la faccia e il portafoglio perché ci crediamo».

Il primo punto del ricorso riguarda la modifica del regime delle acque all’interno dei Parchi, che è vietata dalla legge quadro sulle aree protette, la 394/1991, ma anche dal Piano del Parco: «La sentenza del Tribunale delle Acque sostiene che questo divieto non è assoluto, e riguarda solo quelle attività che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati. È riduttivo, la legge non si può interpretare: quell’articolo impone il divieto di modificare il regime delle acque», afferma De Nato. Il Tribunale aveva anche sostenuto che la produzione idroelettrica sarebbe servita per l’elettrificazione della Valle del Mis, ma «questa affermazione non trova riscontro e inoltre non rientra nei compiti del Parco fornire un servizio elettrico a vantaggio del territorio in cui opera», aggiunge De Nato.

Con il ricorso in Cassazione si contesta inoltre la valutazione di “modesta derivazione”: «Si può considerare modesta una centralina di 864,96 kw, e che riporta una portata massima derivata di 2.700 litri/secondo, e una media di 1.211 l/s?», contesta De Nato. «La legge quadro sostiene che queste “modeste derivazioni” servano per gli scopi del Parco, ma qui a realizzare l’impianto è Valsabbia, un soggetto imprenditoriale privato, che venderà l’energia prodotta, non la regalerà o cederà a condizioni di favore al Parco».

Nel ricorso si fa, inoltre, presente che il fabbricato della centrale, da progetto, verrà realizzato in zona B1, dove non si possono costruire nuovi edifici. Lo prescrive sempre la legge 394: «Non è sufficiente dire che il manufatto verrà ricoperto con pietre locali, perché la legge dice che quel manufatto non si può proprio costruire», afferma De Nato. «Un Parco non può darsi delle regole e poi non rispettarle, e un giudice avrebbe dovuto tenerne conto». Invece il Tribunale delle Acque non solo ha sostenuto che non ci sarà un significativo impatto ambientale, ma ha anche segnalato che le zone B1 possono accogliere attività produttive tradizionali, e che gli impianti microidroelettrici, nel territorio dolomitico, possono essere considerati tali. «Siamo sbalorditi», continua il vicepresidente del Wwf Veneto. «È vero che l’area di costruzione della centrale è stata declassata due anni fa, ma il Piano del Parco attualmente in vigore è quello di dieci anni fa. C’è una revisione in atto, ma il nuovo piano non è ancora stato adottato». Ora spetta alla Suprema Corte di Cassazione valutare tutti questi elementi e annullare (o confermare) la sentenza emessa dal Tribunale superiore delle Acque.

Alessia Forzin di corrierealpi.gelocal.it

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