Il ristoratore più promettente è uno studente valdostano

Il gressonaro Kurt Welf vince la gara francese tra scuole alberghiere
Finezza di palato per assaggiare formaggi e distillati, capacità gressoneylinguistiche per raccontare i menù agli stranieri, fantasia e gusto per scegliere gli accessori di un tavolo a tema e per proporre un nuovo cocktail e capacità di accoglienza di una vera clientela. Sono queste le abilità che Kurt Welf, giovanissimo studente valdostano dell’Istituto alberghiero di Châtillon, ha messo in campo sbaragliando i 5 finalisti francesi al Trophée Thonon Chateldon, un prestigioso concorso tra scuole alberghiere d’oltralpe. Welf, 17 anni, di Gressoney-La-Trinité, appena incoronato miglior sommelier junior d’Italia il 15 marzo ad Arezzo, gareggiava, accompagnato dal suo docente Victor Vicquéry, nell’Ecole hotelière internationale Savoie Leman a Thonon-Les-Bains.

A tutto tondo

La partecipazione del valdostano, dopo la preselezione a fine gennaio, era un fuori concorso, ma la soddisfazione è tanta: «Si tratta – dice – di una competizione di ristorazione, a tutto tondo nel settore che ho scelto nel mio istituto alberghiero dove all’inizio ero entrato per dedicarmi alla cucina per poi cambiare e puntare invece a quello della sala. Avevo decisamente sottovalutato la complessità e l’importanza di questo mondo». Il punteggio totale ottenuto da Welf è stato il più alto. «Una delle cinque prove – racconta – consisteva nel proporre la carta a alcuni clienti francesi e inglesi che chiedevano informazioni sui trenta piatti presenti, sulle cotture e gli ingredienti. Poi abbiamo dovuto preparare e decorare un tavolo a tema: il mio era dedicato al 1° di aprile e ho utilizzato una tovaglia sui toni dell’oro, un copritovaglia trasversale tipo una rete da pesca e sui tovaglioli dei grossi ami».Particolarmente difficile l’esame sui 30 ingredienti solidi e liquidi. «In dieci minuti – dice il valdostano – dovevo riconoscere formaggi francesi molto specifici dei vari territori con il loro nome completo, ad esempio il Brie de Meaux, e frutta esotica. Per quanto riguarda i liquidi erano tutti distillati contenuti in bicchieri scuri e opachi: la sfida era indovinarli solo dal profumo».

Il massimo del punteggio Welf lo ha ottenuto nella prova del cocktail che doveva essere senza alcol e dietetico. «Ho preparato un pestato di zucchero di canna e zenzero con centrifugato di mela, more e lamponi e poi aloe e mirtilli. Una mia invenzione». A concludere il percorso c’era la valutazione sull’accoglienza del cliente che arriva in albergo. Membro dell’Associazione italiana sommelier VdA e dell’associazione italiana barman e sostenitori, il giovane valdostano non si fa distrarre dalle vittorie. «Adesso sto frequentando il quarto anno – dice – e il mio obiettivo è diplomarmi bene. Dopo vorrei iscrivermi all’università in ambito manageriale alberghiero».

di Francesca Soro www.lastampa.it

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