Il gestore del rifugio e la mano recuperata

Giorno 20 giugno 1977, quasi 35 anni fa, il tempo era decisamente  brutto sulle Alpi carniche e il gestore del rifugio Fratelli De Gasperi, in Val Pesarina, era un ragazzo di 24 anni. Era giovane, ma piuttosto determinato, tanto che, due giorni dopo, nella chiesetta del rifugio avrebbe voluto sposare la ragazza della sua vita. Ma non tutto filò liscio quel giorno; per disattenzione/sfortuna e mancanza di prevenzione, la puleggia della teleferica maciullò la mano destra del nostro giovane gestore e futuro sposo. Poi la discesa a piedi dal rifugio, il dolore, la paura, l’ambulanza e finalmente l’arrivo all’ospedale di Tolmezzo, nelle baracche del terremoto, e in quelle baracche, un uomo con il camice, un giovane medico che sapeva cosa si doveva fare e come farlo. Così in quella notte, con un primo intervento d’urgenza durato otto ore, e altri quattro piccoli “ritocchi” nei mesi successivi, ha aggiustato quasi del tutto quella mano restituendola al suo legittimo giovane proprietario. E’ passato talmente tanto tempo che mi è sembrato naturale raccontare questa storia in terza persona. In realtà quella mano destra è la mia e, dopo 35 anni, funziona ancora. Con questa mano e quella ragazza di allora, ho creato una famiglia, con questa mano ho accarezzato i miei figli, ho disegnato decine di progetti, ho arrampicato, ho scritto questa e altre storie, e ho stretto centinaia di altre mani. Purtroppo, pochi giorni fa, ho dovuto stringere forte, e con le lacrime agli occhi, la mano del figlio di quel “giovane medico” dell’ospedale di Tolmezzo. Non ero solo, molti altri amici erano presenti ed un cuscino di rose gialle coprivala bara in legno chiaro. Salutandoti per l’ultima volta mi sono reso conto di non sapere quante altre mani hai “aggiustato”, rimesso in sesto e in grado di funzionare nella tua lunga carriera di ortopedico, ma so che questa è la mia mano destra e non potrò mai ringraziarti abbastanza. Grazie mille dottor Adriano Gottardis, grazie per la competenza, la passione, il coraggio, la fiducia e la fatica di quella lontanissima notte, grazie per sempre. Un abbraccio e una stretta di mano!

Enrico Brisighellì – fonte il Messaggero veneto

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