Il bisonte della Lessinia

Dopo le ossa fossili ecco i denti Sono del bisonte della Lessinia

SANT’ANNA D’ALFAEDO. Il misterioso appassionato paleontologo fa ritrovare altri reperti
Risalgono all’epoca tardoglaciale fra 12.000 e 18.000 anni fa .Si è rifatto vivo ringraziando con una telefonata, e annunciando una nuova sorpresa, l’ignoto appassionato di paleotologia, probabilmente un cavatore, che la scorsa estate, preceduto da una lapidaria telefonata un’ora prima di mezzanotte («Pronto? Buona sera. Domattina troverà una sorpresa davanti a casa»), aveva fatto trovare davanti all’ingresso dell’abitazione del cronista de L’Arena un cassetto pieno di ossa fossili, che sono poi risultate essere di bisonte. Un materiale preziosissimo, che è stato preso in consegna dal personale del Museo preistorico e paleontologico di Sant’Anna d’Alfaedo. Questa volta la telefonata è stata un po’ più articolata. Quando squilla il telefono a casa del cronista sono circa le 22. «Pronto? Buona sera. Grazie per quanto è stato pubblicato su L’Arena di venerdì 2 novembre del cassetto di ossa. Sono contento perchè mi sono liberato di un peso e ho ottenuto un doppio scopo: le ossa sono ora custodite nel museo e la notizia del ritrovamento è stata divulgata. Nella cassetta della posta troverà un’altra piccola sorpresa. Ancora grazie di cuore». Fine della chiamata. La sorpresa annunciata dall’ignoto appassionato di paleontologia è presto detta: due grossi denti avvolti in un cartoccio. Anche se avrebbero bisogno di uno studio più approfondito, secondo il dottor Roberto Zorzin, conservatore presso la sezione di geologia e paleolontologia del Museo civico di storia naturale di Verona, che li ha visionati, si tratterebbe di due molari, il più lungo della mandibola inferiore, l’altro di quella superiore, non si può escludere appartenuti a un bisonte o comunque molto simili a quelli di un bisonte. È più che una ipotesi, questa, confermata dal dottor Giuseppe Santi, dell’Università di Pavia, che ha studiato e sta studiando i materiali dei Covoli di Velo e della Tanesèla, una grotta nei pressi di Ceredo che ha fornito interessanti reperti paleontologici. Per quanto riguarda l’età dei due denti molari, è assimilabile allo stesso periodo delle ossa del cassetto, e cioè il tardo glaciale, fra 12.000 e 18.000 anni fa, è il parere dell’esperto. Si può immaginare che a quei tempi, soprattutto sul verde pianoro del monte Loffa, da dove probabilmente provengono i reperti, i bisonti fossero di casa. Non avendo notizie di ritrovamenti di ossa in connessione anatomica, si presume che i loro resti, dispersi in superficie, siano andati a finire, portati dalle acque meteoriche, nelle diaclasi, quelle fessure presenti nella pietra scaglia, o Pietra di Prun o della Lessinia, e che i cavatori chiamano «arsi». Anche i due molari di bisonte andranno a finire nel Museo paleontologico, magari per allestire con qualche femore di bisonte una vetrinetta per la curiosità e l’ammirazione dei visitatori. Museo ora chiuso, ma visitabile su prenotazione (info museo.santanna@gmail.com,

Lino Benedetti www.larena.it

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