I due lupi della Lessinia hanno deciso di restare

Slavc controllato dal radiocollare e l’altro esemplare hanno trovato abbondante fauna selvatica e potrebbero essersi incontrati

Verona. Due lupi hanno scelto da mesi di restare in Lessinia. È un ritorno a casa per certi versi, dopo oltre un secolo di assenza durante il quale ci sono stati cambiamenti sociali e ambientali profondi.
Fino a due giorni fa, data degli ultimi dati disponibili, Slavc, il giovane lupo sloveno provvisto di radiocollare, era in alta Lessinia, sul territorio di Bosco Chiesanuova. Il gruppo operativo di agenti del Corpo forestale dello Stato, guardiaparco e polizia provinciale che agisce sul campo, ha posizionato varie fototrappole ed è arrivato a raccogliere materiale genetico già inviato all’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, e si è in attesa di riscontri, non tanto per Slavc, di cui si conosce praticamente tutto, ma per l’altro esemplare di lupo di cui non si sa nulla, se non percepirne la presenza e poterlo ammirare anche attraverso l’ultima istantanea colta da una delle fototrappole sistemate dal Parco della Lessinia.Questo secondo lupo, staziona in un ambito ristretto compreso fra la Valle dei Ronchi (Trentino) e l’alta Lessinia. L’ipotesi che i due esemplari si siano già incontrati non è da scartare: da qui, a prevedere che sia questo l’inizio della nascita di un branco di lupi lessinici, il passo è ancora lungo.
Ma l’argomento va comunque affrontato perché è dimostrato che i corridoi fra popolazioni diverse di grandi carnivori sono ormai aperti e la nostra provincia, per posizione geografica, si trova strategicamente all’incrocio di tre possibili direttrici.
Lo spiega bene Daniele Zovi, reggente del comando regionale del Corpo forestale dello Stato per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. «L’arrivo del lupo sloveno e dell’altro esemplare conferma la tendenza alla dispersione di nuovi individui, spesso maschi. Per noi la Slovenia è una grande riserva di fauna selvatica: da lì sono arrivati in Veneto orsi e lupi, lungo un corridoio ormai accertato», osserva Zovi, «e se si considera che ha un centinaio di lupi censiti e una superficie che è poco più grande del Veneto, si capiscono i motivi della dispersione e il fatto che le autorità stiano predisponendo dei piani di contenimento che prevedono l’abbattimento di una decina di lupi».
Il precursore dei lupi sloveni è stato un esemplare segnalato già nel 2006 nel Comune di Varena (Trentino) a cui seguì l’estate successiva una predazione e il ritrovamento dei suoi resti in Val di Fiemme a novembre 2007, morto per cause non accertate. Da quel corridoio sono penetrati e sono stati costantemente monitorati grazie al radiocollare, sia M5, l’orso Dino, nella primavera del 2010, sia il lupo Slavc che a fine dicembre 2011 è entrato in Austria, attraversando la Carinzia in direzione nord fino a raggiungere la bassa Stiria per muoversi poi verso sud-ovest raggiungendo il Tirolo orientale, l’Alto Adige, il Bellunese, il Trentino orientale il 20 febbraio scorso, il Vicentino e il Veronese dove è entrato il 6 marzo senza più abbandonare la nostra provincia.
«Altra espansione è quella del lupo appenninico che negli ultimi 12 anni ha colonizzato le Alpi Marittime risalendo dalla Liguria e costituendo 16 branchi in Piemonte e consistenti colonie anche nel confinante parco francese del Mercantour per circa 150 capi complessivi. Le dispersioni verso oriente sono orami certificate fino al Bergamasco».
«Infine», aggiunge Zovi, «siamo più distanti geograficamente, ma non impossibili da raggiungere, dalla colonia di lupi di provenienza carpatica (Polonia) che si sono già insediati in Austria. Per la grande dinamicità di questa specie, il Veronese e il Veneto più in generale, possono rappresentare un punto d’arrivo: del resto il lupo torna dove è sempre stato», osserva il dirigente della Forestale, «e l’abbondanza di fauna selvatica costituisce un richiamo fortissimo per i grandi carnivori».
«Se il lupo arriva», conclude Zovi, «abbiamo solo da dargli il benvenuto e non abbiamo nulla da temere perché millenni di caccia lo hanno reso sospettoso ed elusivo al massimo nei confronti dell’uomo che considera cacciatore e non preda».
Vittorio Zambaldo

di www.ilgiornaledivicenza.it

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