Furti d’alta quota: nel mirino vari Rifugi

Una serie di furti hanno interessato negli ultimi tempi i rifugi delle nostre montagne e di quelle vicine. Luoghi che siamo abituati a frequentare dopo una faticata, per ripararci dal freddo o dalla pioggia, luoghi dove potersi riscaldare dopo una nevicata, dove mangiare una minestra o un te caldo. Luoghi dove cerchiamo rifugio. 

Sono proprio i rifugi di montagna, questi angoli di riparo tra le bellezze e le asperità delle montagne, che ci accolgono e ci ristorano durante le nostre passeggiate in montagna. Purtroppo non per tutti è così. Tant’è che negli ultimi mesi diversi rifugi delle nostre zone sono stati soggetti a visite indesiderate da parte di clienti non paganti, anzi. Al Rifugio Grassi, sopra Biandino, due persone dotate di motocicletta sono salite alla Bocchetta del Camisolo e sono entrate nel rifugio una finestra; hanno fatto visita alla cucina, rubando sembra quasi su commissione un particolare tipo di formaggio e, già che s’era fatta la fatica, il fondo cassa rimasto in rifugio.

Secondo Anna Bortoletto, gestore del rifugio, sono persone della zona che conoscono bene il posto e il rifugio stesso. Anomalo che abbiano preso i soldi dalla cassa lasciando stare invece la boccia delle offerte per la famiglia del rifugista della Motta deceduto l’anno scorso, una somma maggiore di quella presente in cassa. Una sorta di “rispetto”, decisamente fuori norma per dei comuni ladri, i quali a quanto pare hanno un “conto aperto” presso la Grassi, che ha subito un furto fin troppo simile già lo scorso anno.

Analoga visita è toccata prima di Natale al Rifugio Cazzaniga Merlini, ai Piani di Artavaggio, dove ignoti sono entrati nella struttura e hanno rubato salumi e formaggi dalla cucina, insieme ad alcune bottiglie di grappe e distillati presenti sul bancone. Anche qui un furto anomalo, quasi più un dispetto o una bravata, costato ai rifugisti Gigi ed Elena quasi 600 euro di merce.

Ed infine non una ma due volte ha subito furti di vario genere il Rifugio Gherardi presso l’Alpe Motta che si affaccia verso Artavaggio.

Insomma una cronaca infelice per la nostra Valle e le montagne vicine. Che sia questo periodo di profonda crisi, oppure un semplice gesto dispettoso, non fa per niente piacere, considerato che i rifugisti fanno, come tutti o forse di più, grandi sacrifici per gestire i nostri ristori.

L’augurio è che questa situazione cambi in fretta e che simili “visite” non si ripetano più.

di www.valsassinanews.com

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