Di nuovo bocconi-killer. Ucciso cane da tartufo

 Il triste fenomeno torna alla ribalta, stavolta vicino al Ponte di Veja. Lola stroncata da un veleno utilizzato in orticoltura «Un’agonia che non auguro a nessuno di vedere»

Sant’Anna d’Alfaedo. Doveva essere una tranquilla escursione nei boschi per Lola, una cagnetta di 11 anni di razza meticcia, incrociata con Epagneul Breton, specializzata nella ricerca di tartufi e condotta amorevolmente da Giovanni Marcazzan. Invece, a causa di un boccone avvelenato, si è trasformata nell’ultima giornata di lavoro e in un’agonia durata dalle 10 del mattino alle 4 del giorno dopo. Inutile la corsa nell’ambulatorio del dottor Viviano Fedeli e inutili le cure: monitorata anche durante la notte dal veterinario Anna Fedeli, il cuore di Lola ha ceduto di fronte all’aggressione del veleno, un metaldeide utilizzato in orticoltura, secondo la diagnosi del veterinario che ha sporto denuncia alla Forestale e ai carabinieri di Sant’Anna d’Alfaedo.
«Eravamo nei pressi del Ponte di Veja, io e un mio amico con i rispettivi cani da tartufi, ma in quel momento non stavamo cercando tartufi perché ci eravamo addentrati in un bosco di castagni per raccogliere qualche riccio. Ad un tratto Lola ha dato i primi segni dell’avvelenamento: non si reggeva sulle zampe, aveva crisi epilettiche e vomito. Le ho somministrato subito la dose di acqua e sale che porto sempre con me per il pronto intervento, destinata a procurare il vomito in caso di bocconi avvelenati, ma è stato inutile», racconta Marcazzan, «come i farmaci del veterinario nel cui ambulatorio era arrivata viva per un’agonia che non auguro a nessuno di vedere».
Proprio Lola, due anni fa, in inverno aveva portato nelle mani del suo padrone due bocconi avvelenati confezionati dentro fette di speck e trovati in località Basalovo, sopra Grezzana. La fortuna allora era stata che per il periodo di freddo intenso i due bocconi erano praticamente congelati e il cane non li aveva inghiottiti. Le due esche erano state consegnate al veterinario per le analisi e le denunce.
«Sono certo che i bocconi avvelenati sono il risultato di una faida fra cacciatori», denuncia Marcazzan, «fatto che mi è stato confermato da un allevatore che abita vicino e che ha avuto di recente due cani pastori tedeschi avvelenati. Siamo lontani da case e allevamenti, in un bosco di castagni dove non crescono tartufi e non può esserci altra spiegazione. Proprio mentre tornavo verso l’auto con Lola in braccio ho incontrato un capriolo e credo l’area sia battuta dai cacciatori e dai loro cani per questo motivo».
Al dolore per la perdita di un animale con il quale un paio di volte alla settimana Marcazzan si dedica alla ricerca di tartufi, si aggiunge anche il danno economico. «Tredici anni fa mi morì Luna, la sorella della mamma di Lola, sempre per avvelenamento, ma nella zona di Corbiolo: aveva solo due anni. Sono rimasto fermo dodici mesi per avere una nuova cucciolata e per addestrarla alla ricerca di tartufi. Fra l’altro, proprio Lola, si era resa protagonista di un episodio commovente un paio di settimane fa: aveva trovato, nello stesso bosco dove ha inghiottito il boccone fatale, un vitellino smarrito da due giorni: le si era fermata accanto leccandogli il muso e attirando l’attenzione del suo padrone che ha provveduto ad avvertire l’allevatore.

di www.larena.it

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