Cortina, piazza Venezia intitolata a Angelo Dibona

Simbolo delle guide alpine ampezzana: è stato inaugurato il suo busto nella centralissima piazza di Cortina

CORTINA. Simbolo incontrastato delle guide alpine ampezzane, a lui è dedicato un busto nella centralissima piazza di Cortina, opera dello scultore Augusto Murer. A lui sarà intitolata a luglio l’attuale piazza Venezia, sotto il campanile di Cortina d’Ampezzo. Fu nominato guida nel 1905 e fu anche uno dei primi istruttori di sci di Cortina. Benché considerato fra i più forti alpinisti di tutti i tempi, lasciò spesso ad altri la fama delle sue imprese.

Compì una incredibile serie di nuove scalate in tutto l’arco alpino – ben settanta – dalle Alpi Giulie, al Massiccio del Bianco, fino al Delfinato Francese; qui è talmente famoso per le sue nuove salite sul Pic Centrale de la Maije, che gli è stato concesso il privilegio di avere due intere pareti a lui dedicate nel bel museo della montagna di Saint Christophe en Oisans. Con la guida alpina Luigi Rizzi di Campitello di Fassa e i fratelli Guido e Max Mayer di Vienna formò una famosa e affiatata cordata, che seppe esportare nelle Alpi Occidentali la tecnica di arrampicata in Dolomiti.

L’importanza storica di Angelo Dibona è grandissima. Le sue vie coprono praticamente tutto l’arco alpino; l’ultima, in ordine di tempo, l’aprì nel luglio del 1944 (Punta Michele nel Gruppo del Cristallo) quando aveva ormai l’età di 65 anni. Fra le sue vie più famose non possiamo non citare quella alla parete nord del Sassolungo, alla parete ovest del Sass Pordoi e naturalmente lo spigolo Nord Est della Cima Grande di Lavaredo. Così come non possiamo non citare la “parete rossa”, cioè la ovest della Roda di Vael, quella di Dibona fu la prima via aperta (1908) su quella difficile parete. Ricordo anche la parete nord della Cima Una (1910), la parete Sud Ovest del Croz dell’Altissimo (1910) nella quale Dibona stesso confessò di aver utilizzato due staffe, le uniche che abbia mai utilizzato, e ancora il Pic Central della Meje (parete dove, non dimentichiamolo, trovarono la morte Solleder e Zsgmondy), il Dent du Requin ed altre, fino in Inghilterra. Un curriculum di assoluta straordinarietà per l’epoca.

Fra queste vie non possiamo dimenticare quella al Pain de Sucre, nome poi sostituito in Aiguille Dibona. Una via di raro intuito e di notevole impegno per le difficoltà del momento. Angelo Dibona morì il 21 aprile 1956 a 77 anni. Il giorno dopo, a Cortina, si tennero i funerali.

di corrierealpi.gelocal.it

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