Il Cai cadorino celebra i 70 anni del rifugio Antelao

PIEVE DI CADORE. Sabato, nella storica sede della Magnifica foto di corriere delle alpicomunità, la sezione di Pieve di Cadore del Club alpino italiano ricorderà i 70 anni della costruzione del rifugio Antelao.
Per l’occasione, alle 17,30, i soci del Cai di Pieve e di Treviso, quest’ultimo proprietario della struttura, presenteranno una raccolta di studi, testimonianze e immagini, commentati con delle esecuzioni musicali, per festeggiare uno dei simboli dell’escursionismo e dell’alpinismo internazionale.
Al centro della festa ci sarà un momento speciale: il ricordo di Giovanna Zangrandi, l’indimenticabile staffetta partigiana e scrittrice con il nome d’arte di Alma Bevilacqua, originaria di Galliera di Bologna, che realizzò il rifugio che avrebbe dovuto rappresentare il suo sogno d’amore.
La scrittrice, infatti, si era innamorata di un comandante partigiano con il quale aveva sognato di vivere in un rifugio. Purtroppo, poco prima della Liberazione, il “suo comandante” muore.
Giovanna Zangrandi non rinuncia al suo sogno “impossibile”, quello di gestire un rifugio, e poiché non ce n’è uno disponibile se lo costruisce. Già nel 1946 dirige i lavori, partecipando attivamente alla costruzione.
Non è uno di quei rifugi su un passo o un colle raggiunti da una strada carrabile, ma un vero rifugio alpino a 1796 metri, sulla sella di Pradonego, ai piedi del gigantesco Antelao. E con quel nome lo chiama.
La scrittrice passa spesso per il paese di Nebbiù, per salire, passo dopo passo, fino alla Forcella Antracisa con lo zaino stracarico, il piede pesante ma sicuro. Sola, quasi sempre sola. Col suo fisico tozzo, i grossi fianchi, le gambe robuste. Guardata un po’ con rispetto, un po’ con circospezione.
A Pradonego porta mattoni e calce. E con i calzoni, come un uomo, accompagnata dal suo cane Attila, che condivide le sue fatiche e nei rari momenti di pace, è lui che l’accompagna nelle lunghe escursioni. Ogni giorno che passa resta sempre più affascinata dalla solitudine, dai panorami e dalla gente, tanto da legarsi al Cadore per tutta la vita, non sempre corrisposta, perché resta pur sempre una forestiera, una che “viene da fuori”.
Sabato, per decisione della sezione del Cai di Pieve, il Cadore ricorderà quindi i 70 anni del rifugio, con una manifestazione particolare, anche se alla festa non potrà essere presente, pur essendo ancora in vita, l’amica della vita in montagna e di sempre:

Ida Zandegiacomo De Lugan, che durante i lunghi giorni della malattia di Giovanna Zangrandi l’ha seguita con amore e dedizione. Gli uomini passano, com’è passato anche l’altro amico di Pieve, Arturo Fornasier, che alla sua morte è diventato il custode del suo archivio.
Vittore Doro

corrierealpi.gelocal.it

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