Branchetto, le capre mascotte sono diventate cena per il lupo

BOSCO CHIESANUOVA. Il racconto dei titolari di un hotel: «Solo il caprone è salvo e da allora vive sul tetto del capanno». «La sua presenza? Non ci preoccupa e dà valore aggiunto al nostro territorio, per i nostri figli sarebbero stati un problema in più i cani randagi»

Quattro delle cinque caprette, adottate da un paio d’anni dai residenti nella località Branchetto di Bosco Chiesanuova, sono state l’ultimo pasto del presunto lupo in Lessinia, prima di una scorribanda analoga nel territorio di Ala, in provincia di Trento, dove un’altra razzìa di capre pare sia da attribuirsi alla stessa causa. Gli esperti sono però ancora alla ricerca della prova certa, attraverso la raccolta di tracce biologiche, che l’aggressore sia stato davvero un lupo, come sembrerebbe dalle immagini video catturate da una fototrappola installata appositamente dal guardaparco e dagli agenti del comando stazione di Bosco del Corpo Forestale dello Stato. «Avevamo da due anni le capre attorno all’albergo, arrivate chissà da dove», raccontano i coniugi Rosalba Boscaini e Cristian Avesani, titolari dell’hotel Piccole Dolomiti. «Erano libere ed erano diventate le mascotte dei clienti nostri e del vicino campeggio», sottolineano i gestori dell’albergo. «Ci siamo chiesti più volte da dove venissero e come avessero deciso di restare qui, anche se nessuno si è preso cura di loro direttamente. Qualche avanzo lo si allunga quando è tutto coperto di neve come in questi giorni, ma per il resto dell’anno si arrangiano brucando qui intorno quello che trovano». Preda facilissima quindi per un cacciatore esperto ed affamato come il lupo, che come tutti i predatori è prima di tutto un opportunista: mangia quello che trova senza sprecare troppe energie e le capre che vivevano all’aperto, senza nessun recinto, erano un invito a nozze per la sua fame. «La mattina del 26 dicembre abbiamo trovato una delle capre più grosse, gravida di due capretti, completamente spolpata e con la carcassa abbandonata sul ciglio della strada provinciale, mentre non abbiamo trovato traccia dell’altra, che era la più piccola», raccontano i coniugi Avesani. Hanno pensato a un’aggressione di qualche cane randagio e che poi il pasto fosse stato completato da volpi e corvi, perché la modalità era simile a un’aggressione avvenuta lo scorso anno in occasione della prima nevicata. Ma l’aggressione si è ripetuta con altre due capre della comunità il 12 gennaio scorso, questa volta solo strangolate con forti morsi al collo e spolpate solo della parte posteriore, l’una a 50 metri dall’albergo, l’altra che probabilmente era riuscita ad allontanarsi nel frattempo, presa a circa 200 metri. «A quel punto ho deciso di vederci chiaro, perché abbiamo due bambini piccoli di due e sette anni e non era per niente piacevole sapere che nei dintorni dell’albergo si aggiravano bestie così aggressive. «La notte seguente alla seconda aggressione mi sono messo alla finestra di una delle camere più alte e ho tenuto d’occhio il prato dove avevamo lasciato le carcasse degli animali morti, sebbene le avessimo toccate e rivoltate per capire che cosa fosse loro successo», racconta Cristian Avesani. È stato verso l’una e mezza di notte che ha visto comparire nei pressi delle capre un grosso cane dalle movenze molto strane: «Conosco bene i cani, ho un setter e un pastore tedesco e sono cacciatore per passione», aggiunge Avesani, «so come si muovono e come si orientano: quello che ho visto aveva la forma di un cane ma le movenze erano molto diverse, con quel procedere guardingo annusando la terra e l’aria, molto sospettoso e vigile, al punto che avvicinatosi alle carcasse e annusate le nostre orme e i nostri odori, si è allontanato in maniera repentina, come se avesse sentito la presenza dell’uomo. «Allora ho avuto il sospetto che non si trattasse affatto di un cane», è la testimonianza di Cristian Avesani. Altro particolare insolito è che i cani di sua proprietà dal loro recinto non hanno dato nessun segnale di nervosismo né abbaiato in nessuna delle due occasioni in cui il presunto lupo si è presentato per il suoi «pasti». La mattina successiva sono stati avvertiti guardaparco e Forestale che hanno consigliato di lasciare per alcuni giorni le carcasse dove stavano, senza avvicinarsi. «Solo leggendo su L’Arena la scorsa settimana le pagine dedicate al presunto lupo in Lessinia, abbiamo scoperto che sono state sistemate delle fototrappole, che erano stati ricavati dei video e delle foto. Solo allora, pur incontrando tutti i giorni gli agenti nel nostro bar, abbiamo scoperto quello che ora sappiamo», dicono i coniugi Avesani, visibilmente sollevati. «Infatti il lupo non ci preoccupa affatto e dà semmai valore aggiunto al nostro territorio, mentre per i nostri figli sarebbe stato un problema in più la presenza di cani randagi attorno all’hotel». Chi continua a non stare tranquillo è invece «Carmelo», come è stato battezzato dai figli dei coniugi Avesani il caprone della compagnia, l’unico sopravvissuto alle incursioni del lupo e che rischia di pagare cara la sua libertà, ma sembra averlo capito, perché da giorni vive costantemente sul tetto di un capanno.

Vittorio Zambaldo

di www.larena.it

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