Alpi: a rischio il ghiacciaio a quota più bassa

È quello dello Jôf di Montasio, a 1.900 d’altitudine in Friuli.

Il deficit di nevicate, in Italia, sta ridisegnando il paesaggio alpino: rischia di scomparire il ghiacciaio occidentale dello Jôf di Montasio. Il più basso delle Alpi, con i suoi 1.900 metri sul livello del mare. L’allarme arriva da una campagna di misurazioni realizzata dai ricercatori del dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Udine. «Non c’è dubbio che la progressiva riduzione della massa glaciale si inquadri nell’incremento globale della temperatura e nella progressiva riduzione dell’alimentazione del ghiacciaio», rivela Federico Cazorzi, dell’ateneo friulano.

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A RISCHIO DI ESTINZIONE – Dal monitoraggio dello stato di salute del Montasio, parete rocciosa delle Alpi Giulie in provincia di Udine, è emerso infatti che l’accumulo di neve invernale è in diminuzione. Dato da non sottovalutare, visto che per la prosperità di un ghiacciaio è necessario che la quantità di neve che si accumula, nell’arco di un anno, superi la quantità di quella che si scioglie. «I dati sono ancora in elaborazione, ma i primi numeri indicano un innevamento complessivo medio di circa quattro metri, la metà di quello dell’anno scorso», precisa Cazorzi. «E anche se nel 2010 e nel 2011, grazie a nevicate abbondanti, c’è stata una tendenza alla ricostituzione della massa glaciale, l’inverno 2012 è stato avaro di neve e questo lascia supporre che il breve periodo di crescita si sia interrotto».

IL TEAM A LAVORO – I ricercatori dell’Università di Udine hanno lavorato in collaborazione con l’ateneo di Padova, la Protezione civile, l’Unione meteorologica e il servizio valanghe del Friuli Venezia Giulia. Il team ha raggiunto il ghiacciaio del Montasio a bordo di un elicottero. Sul posto, un gruppo ha eseguito un rilievo topografico dettagliato della superficie del ghiacciaio, utilizzando scanner laser di ultima generazione. Un altro ha scavato una profonda trincea nella neve, per misurare il profilo di densità del manto. E un terzo gruppo di lavoro ha percorso l’intero ghiacciaio con il Gps, sondando la profondità della neve. Scanner laser e Gps sono strumenti moderni che si affiancano ai rilievi tradizionali per definire con precisione le condizioni di un ghiacciaio, misurando in termini assoluti la quantità d’acqua, in forma di ghiaccio e di neve, e le sue variazioni annuali. Ma non solo: servono per studiare l’evoluzione climatica della criosfera alpina, superficie terrestre coperta da acqua allo stato solido. Dati che vengono utilizzati anche per stimare l’evoluzione della massa glaciale.

UNA STORIA LUNGA – Il primo a osservare il ghiacciaio del Montasio è stato Ardito Desio, nato proprio in Friuli Venezia Giulia, a Palmanova. Il geologo, esploratore e scrittore, considerato il padre del K2 (nel 1954 infatti guidò la spedizione che conquistò la seconda vetta del mondo), salì ai piedi della ripida parete nord dello Jôf nel 1920. Adesso i rilievi vengono effettuati almeno due volte l’anno. In primavera i glaciologi misurano l’accumulo di neve invernale, mentre tra settembre e ottobre valutano le condizioni del ghiaccio, misurano lo scioglimento estivo e calcolano il bilancio di massa. Ovvero, la differenza tra la quantità di neve accumulata durante l’inverno e la quantità di neve e ghiaccio fusi durante l’estate e, chiaramente, il bilancio è negativo quando la fusione è maggiore dell’accumulo.

ALPI – «Ormai in tutte le Alpi l’andamento del bilancio è quasi costantemente negativo», spiega ulteriormente il ricercatore. Risale a pochi mesi fa, per esempio, un rapporto di Legambiente sulla riduzione delle masse dei ghiacciai in Lombardia: nel quinquennio 2007-2011 i ghiacciai lombardi hanno subito una perdita di 718 milioni di metri cubi di ghiaccio, pari a 653 milioni di metri cubi d’acqua. Mentre l’anno scorso, sulla rivista Nature Geoscience, alcune ricercatrici hanno lanciato l’allarme per i ghiacciai, alpini ma non solo: si stanno ritirando e corrono il rischio di estinzione entro la fine del secolo.

Simona Regina di www.corriere.it

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