A piedi, con la mandria, per 49 volte da Revello a Oncino.

Prima la discesa “al piano” del 1962, con il babbo, in cerca di una vita migliore. Poi, ogni anno, il ritorno ai pascoli dell’Alpetto. Oggi il rinfresco in paese offerto dall’Amministrazione per dirgli “grazie”

Cinquant’anni fa aveva percorso la stessa strada, ma in senso opposto. In discesa. Verso valle. Perché cinquant’anni fa si trattava di migrare, di “scendere al piano”, di lasciare per sempre le alture di Oncino – in alta Valle Po – con l’intera famiglia e quella che all’epoca era una mandria di tutto rispetto, capace di dare da vivere: 9 mucche.

Fu una sorta di transumanza alla rovescia, quella di Luigi Mattio, che oggi avrebbe 100 anni: da Oncino a Revello, in una casa appena acquistata in frazione San Martino vendendo parte dei capi di bestiame. Con lui la moglie ed i due figli, Enrico (che oggi ha 64 anni ed è il babbo del vicesindaco di Revello, Daniele) e Secondo, che oggi di anni ne ha invece 61 e continua la tradizione di famiglia.

Da quel giorno, ogni anno, quel rito che ancor oggi con il suono dei campanacci richiama intorno a se adulti curiosi e frotte di bambini ammirati e festanti, si è incessantemente ripetuto. Perché da quell’anno – o meglio, da quello successivo – le mandrie di Secondo Mattio, ogni estate hanno fatto ritorno in quota, per gli alpeggi estivi. Sempre rigorosamente a piedi. Sempre senza aver mai caricato un solo capo di bestiame su un mezzo a motore. Oggi come allora si sale ai primissimi giorni di giugno con 60 mucche, 30 vitelli ed un cavallo e si scende con la prima neve, che alle “Meire Dacant” – dove l’abitazione di quei giorni è stata ristrutturata e resa confortevole – può anche arrivare alla metà di ottobre.

Il rito della salita agli alpeggi si è ripetuto oggi. Partiti da Revello intorno alle 6, uomini, mandrie ed il fedele “Fiume” sono giunti intorno a mezzogiorno ad Oncino, dove l’amministrazione Comunale aveva preparato un rinfresco in loro onore, per celebrare i 50 anni della loro affezionata transumanza e testimoniare la gratitudine del paese verso questa indomita ed appassionata famiglia di origini inequivocabilmente locali che continua a rallegrare con il suono dei campanacci della sua mandria le pascolose montagne intorno al rifugio dell’Alpetto.

di www.targatocn.it

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