«In Barbagia nascono i canguri, ma sogniamo un ippopotamo nano»

NUORO. Un fattore che fa il mammo. E ogni tre ore si sveglia per allattare col biberon un cucciolo di canguro rimasto orfano. Un’altra cangura che nel marsupio custodisce (evento decisamente raro) due gemelli appena nati. E intorno il solito contorno di piccole scimmie ed enormi bufali, lama sputacchianti e procioni nottambuli, cinghiali mansueti come agnellini e cavallini nani che spaventano regali oche. E tutto aspettando che si realizzi l’ultimo progetto: l’acquisto di un ippopotamo nano. Succedono solo cose folli nella fattoria più folle della Sardegna.

È la valle di Su Tuvu, quattro chilometri da Nuoro, poco di più da Orgosolo, dove Massimiliano Demontis e sua moglie Maria Giovanna Zizzi hanno impiantato la «Barbagia Struzzi», l’incredibile fattoria didattica che inanella una stranezza dietro l’altra. Solo dodici mesi fa si festeggiava la nascita del primo cangurino in cattività, testimonianza che i marsupiali australiani (specie Bennet, i più piccoli al mondo) in Barbagia si trovavano benissimo. E ora la triplice sorpresa. «Ci siamo accorti che due femmine erano incinta – racconta Maria Giovanna – non è facile nei canguri, perché i cuccioli dall’utero passano direttamente nel marsupio, dove si attaccano alle mammelle della mamma per quattro o cinque mesi».

A gennaio la sorpresa: dal marsupio di una delle due piccole wallaby spunta una testa, poi due: un parto gemellare, molto raro in animali che fanno un figlio per volta e solo una volta l’anno. Poi un cucciolo salta fuori dal marsupio dell’altra cangura

. Ma all’improvviso la mamma si ammala: «Una gastrointerite fulminante – racconta Maria Giovanna – un dolore immenso. Era con noi da anni, e stava benissimo. Quando muore un animale è una tragedia. Li prendiamo in giro per l’Italia, da zoo o circhi. E li rimettiamo in salute».

Il problema è allevare il cucciolo, o meglio la cucciola. L’altra mamma ha già i gemelli e, nonostante il tentativo della piccola, non viene accolta dentro l’invitante marsupio. «Alla fine lo abbiamo portata in casa – racconta Massimiliano Demontis – abbiamo usato una coperta, con sotto una borsa d’acqua calda che cambiamo in continuazione, messa dentro una cassetta di legno, nella nostra camera da letto. Ogni tre ore la allatto con un biberon, pieno di latte di mucca, il più simile a quello dei canguri. Lei è convinta di essere nel marsupio. E avvisa se ha fame. L’abbiamo chiamata Fortunata».

Conoscendo la famiglia diventerà un’altra Muffi, la bertuccia che in casa Demontis è la vera «Mere de domo», e gira libera accomodandosi ogni tanto con gli ospiti a prendere un caffè. «Sicuramente finirà così – scherza Maria Giovanna Zizzi – anche perché noi gli animali li adoriamo. E le nostre due figlie (Elisa e Veronica) anche più di noi. E finisce che non vendiamo mai nessuno. E oche, cavalli, galline e struzzi, aumentano».

Gli ultimi nati prima dei tre canguri erano due orsetti lavatori. Sorvegliati speciali perché, da buoni predatori notturni, al calar delle tenebre andavano a caccia di oche. Ma con gli esseri umani nessun problema: «Li abbiamo abituati da piccoli – racconta Demontis – come tutti i nostri animali. Che amano gli uomini perché da loro ricevono solo amore».

E questo è il motivo per cui famiglie e scolaresche impazziscono per questo pezzo di paradiso nel cuore della Barbagia. Perché gli animali più incredibili vivono liberi e vicini. E (sempre sotto supervisione della coppia) si può accarezzare il cerbiatto Bambi, salire in groppa al minipony Pallino, vedere decine di animali che circolano in una folle commistione di razze. Con cani e ciucchini insieme a maialini vietnamiti e pecore ungheresi. Daini e galline, canguri e lama. E l’ultimo sogno: «Un ippopotamo nano – racconta Demontis – i soldi sono quelli che sono. E noi viviamo solo di quello che guadagniamo con le visite delle scolaresche e delle famiglie. Ma io sono sempre in viaggio a caccia di nuovi ospiti». Da portare nella fattoria più folle della Sardegna, o forse del mondo. Sicuramente l’unica dove il fattore deve scappar via per allattare una cangurina, e vi lascia seduti in compagnia di una bertuccia un po’ bisbetica a sorseggiare il caffè.

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di lanuovasardegna.gelocal.it

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